Sopporto un tipo di distanza alla volta.
Due sono troppe.
O è fisica o è emotiva.
E qui non posso nemmeno scegliere. Era emotiva mesi fa ed è emotiva adesso. Quando è anche fisica per me è come scendere all’inferno e l’inferno è quel posto dove io e i miei sentimenti ci troviamo faccia a faccia e loro mi fanno notare che ho scelto il compromesso e il compromesso ha un costo. Salato.
Ho accettato la distanza emotiva sapendo di poterla mascherare, ma quando ci sono km in mezzo non so cosa nasconderla. Non so più che altro dietro costa nascondermi.
Sopporto un tipo di distanza alla volta.
Oggi sono due.
In realtà non è il genere di conto che mi faccio abitualmente. Però ad un certo punto è uscito un numero: 8. Ci conosciamo da 8 mesi. E in 8 mesi per me sono cambiate così tante cose che pensarci un po’ mi spaventa.
Nuova casa, nuovo lavoro, ma soprattutto nuova persona. Perché, diciamocelo, sono molto diversa da prima e sicuramente lo sono in meglio. Non è stato facile, non è stato immediato. È stato soprattutto un lungo parto travagliato perché ci sono stati tanti step intermedi che non ho voluto vedere fino a poco tempo fa, tanti passi che ho fatto finta di fare, tanti problemi che ho dovuto imparare a gestire perché sapevo qual era il mio ruolo ma saperlo non basta quando la tua testa prende una direzione inaspettata. Lì è stato difficile a volte. Devi saper bilanciare, devi correre il rischio di farti male, devi sapere esattamente quello che vuoi e tenere la rotta. E io lo sapevo allora e lo so adesso che quello che voglio e che conta più di tutto il resto è un rapporto più unico che raro nel suo genere, soprattutto per me che non sono abituata a tenere agli esseri umani per davvero. Perché sì, a fingere sono sempre stata molto brava ed era tanto mentire a me quanto agli altri, ma questa volta non ho messo nessun vetro davanti per proteggermi. Ho corso il rischio e scoperto che il gioco valeva la candela.
8 mesi e, tra difficoltà emotive e non, mi sono ritrovata in una vita che mi stressa ma che mi riempie di soddisfazioni. Mi sono ritrovata soprattutto ad essere una persona che per la prima volta non mi dispiace affatto, che non rifugge gli altri a tutti costi, che sa tenere agli altri e sa essere presente senza troppi compromessi. Più di tutto ho imparato che posso gestire situazioni e sentimenti difficili con una maturità e una pazienza che non pensavo nemmeno di avere, anche quando ogni mio passo è stato accompagnato da avvertimenti di ogni sorta come se stessi camminando dentro la gabbia dei leoni. E forse era vero, forse no. Forse ho imparato semplicemente a domare l’indomabile perché oltre il rischio c’era l’amicizia che volevo e a cui tengo.
8 mesi e ho già mille cose per cui ringraziare. Mille cose per cui sdebitarmi senza essenzialmente sapere come perché è il genere di cose per cui speri solo basti una vita a far capire che sì, lo sai cos’ha fatto per te e no, non te lo dimenticherai ne ora ne mai.
8 mesi, giorno più giorno meno, che equivalgono all’avere strofinato la lampada di Aladino. Per cui se hai desiderio che rientri nelle facoltà del genio, è un buon momento per esprimerlo.
Un po’ sì, un po’ la sensazione è quella di essere tornata indietro. E indietro è Milano. Indietro sono 6 anni di vita nella metropoli del nord. 6 anni di studi, 6 anni di casini, 6 anni di relazioni più o meno sbagliate (comunque troppe), 6 anni di un’esistenza che mi sembra così lontana ora che sono qui per lavoro, con una casa che mi permette la massima libertà.
Ma indietro mi ci porta anche lei che torna e non so esattamente perché. Non lo dice. Non lo chiedo.
È un equilibrio precario che non voglio spezzare perché, qualunque sia la risposta, qualcosa è destinato a cambiare e di cambiamenti ne ho già vissuti abbastanza.
(Fonte: savemebarrys)
And if I only could make a deal with God…