The Psychologist Of Nothing

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Puzzle

Ora cominciava a chiedersi se dopo tutto il puzzle fosse la metafora giusta per illustrare le relazioni fra uomini e donne. Il puzzle non teneva conto dell’enorme testardaggine degli esseri umani, della loro determinazione di attaccarsi a un altro se non era quello giusto. A loro non importava niente se si incastravano male, non gliene importava niente di cabine telefoniche e di Maria, regina di Scozia. Non erano mossi dal desiderio di compatibilità e di accoppiamenti assennati, bensì da occhi, bocche, sorrisi, menti, seni, pettorali e sederi, arguzia, gentilezza, fascino, storia romantica e tutte le altre cose che rendevano impossibili le linee dritte.

E in realtà i pezzi del puzzle non andavano famosi nemmeno per la loro passionalità. Le persone potevano appassionarsi ai puzzle, ma il puzzle, dal canto suo, era tranquillo, addirittura imperturbabile, si sarebbe detto.

Tutta un’altra musica - Nick Hornby

“Sdubbiata”

Dove ci sta scritto che se passa a te deve passare anche a me? 

Te lo dico io: da nessuna parte, soprattutto in un nessun posto che per me abbia un qualche valore.

Quello che invece è chiaro è che mi sento presa a calci pur non avendo fatto niente e non è una bella sensazione, è che se non posso fidarmi neanche di te allora non vedo perché dovrei fidarmi di qualsiasi altro essere umano, è che se tu sei capace di farmi questo allora forse dovrei essere anche io quella “sdubbiata”, è che mi hai detto in modo più o meno chiaro che non sono al vertice della tua gerarchia emotiva come se non significassi più niente, è che hai usato tutto quello che avevi contro di me per farmi crollare, è che non sono capace di fingere che sia tutto come prima perché non è così. Né per me né per te. 

E sai una cosa? Adesso avrei bisogno di te ma preferisco mille volte arrangiarmi e stare male piuttosto che venire a chiederti una mano. 

Prendere le distanze

Lo dicevo anche prima su Twitter:

La verità è che quando le persone cominciano a manifestare il loro interesse io sento il bisogno di prendere le distanze.

Ed è deprimente. Tanto per me quanto per gli altri, almeno credo.

Che poi non dipende dal mio essere più o meno interessata. Se sono interessata prevengo il dramma della rottura, se non lo sono non mi prendo la responsabilità di far stare male gli altri. Soprattutto perché sarebbe una perdita di energie e di tempo.

"La musica mediocre e troppo alta ti intrappolava in te stesso, ti faceva camminare avanti e indietro per i tuoi paesaggi mentali finché non capivi che alla fine saresti uscito di testa."

- Tutta un’altra musica - Nick Hornby

"Ciò che sembra confusione, in realtà è ordine; ciò che sembra viltà è coraggio; la debolezza è forza."

- Sun Tzu

(Fonte: nabucodorozor)

Feedback

Non ho potuto fare a meno di leggere una mention che mi è arrivata su Twitter e poi è stata cancellata in cui mi si chiedeva, più o meno indirettamente, se quando scrivo qualcosa qui non sarebbe bene aspettarsi un feedback e soprattutto volerlo un feedback.

La scioccante verità è che non mi interessa. Scriverei su questo blog anche se non mi leggesse nessuno, scriverei anche se mi accusassero di riempirlo di minchiate, scriverei anche se ogni volta ricevessi 10 commenti negativi. Scriverei comunque perché questo blog è nato per tirare fuori dalla mia testa quello che dentro non riesco più a tenere. 

Io qui scrivo per me.

Non è AndroidWorld, non è un sito di informazione, non è pensato per dire qualcosa di importante alle persone, per divulgare delle verità assolute. È il mio blog personale. È il posto dove posso mettere nero su bianco i miei pensieri, dove posso riflettere su quello che accade, dove posso anche sputtanarmi allegramente senza curarmi di chi passa di qua. Praticamente è una parte di me messa per iscritto. 

Questo non implica che il feedback non mi interessi per niente. Quando le persone apprezzano, si interessano, mi lasciano commenti o mi contattano su Twitter per sapere qualcosa in più, a me fa piacere. Ma non sento l’obbligo di confrontarmi a tutti i costi o di ringraziare chiunque mi dica “bello”, “scritto bene” e via dicendo. Mi lusinga, sono contenta ma non è l’approvazione che cerco e tanto meno la lusinga.

Cerco la mia pace interiore perché la mia testa è piena di cose che hanno bisogno di uscire prima di rovinarmi di nuovo la vita. 

Come se non fosse mai successo

Non sono rimasta attaccata al passato e di sicuro non sono ossessionata dai ricordi. Quella fase l’ho superata. Però ho un certo rispetto per quello che è successo e per le persone che sono rimaste coinvolte in quel casino immenso che sono stata capace di combinare negli ultimi anni. 

Ho imparato che negare il passato è una pessima cosa e non porta a niente: non spariscono i ricordi, non evaporano via gli errori, non ci guadagni in serenità. Quindi ho imparato ad accettare quello che ero e quello che ho fatto, a raccontarlo, a tenermi i ricordi anche quando non mi piacciono o sono un po’ più dolorosi di quanto vorrei. 

Poi ci sono le altre persone. Quelle che ricordano e dimenticano quello che vogliono. Quelle che non è chiaro cosa ci facciano ancora nella tua vita. Quelle che prendono le cose di un rapporto e le trasferiscono ad un altro come se fosse possibile trasferire le cose da una persona all’altra. Quelle che poi lo fanno là dove puoi vedere. Quelle che un po’ mancano di rispetto ai sentimenti che avevi  e ai ricordi che continui ad avere.

Insomma, quelle persone che “per me è come se non fosse mai successo però ti tengo lì”. 

Ecco. “Lì” non è un posto dove io voglio stare.