Dovevo metterlo anche qua. Dovevo perché mi ossessiona per quanto è bello, mi destabilizza per quanto riesce a farmi piangere, mi piace perché è così vero e magico al tempo stesso, perché mi deprime e mi fa sorridere.

Ah, quello che ha composto la colonna sonora… è un FOTTUTO GENIO.

Ogni tanto mi chiedo quanto si possa essere ciechi, quante cose ci sforziamo di non vedere, quanti segnali riusciamo ad ignorare. Tanti. A volte troppi. E poi un giorno te ne accorgi e cerchi di vedere le cose con gli occhi di qualcun altro per trovare un’obiettività che sta ovunque come da nessuna parte, perché tutti hanno una propria visione personale ed è sempre un po’ lontana dalla verità.

Ogni giorno qualcuno mi suggerisce qualcosa di diverso, qualcosa che a me sembra sfuggire, qualcosa che sembra fondamentale io veda. Ad un certo punto ho deciso che se era così importante da insistere in quel modo forse c’era effettivamente qualcosa che mi stavo perdendo dietro al mio personale velo di Maya. 

C’era. C’è.

Ci sono cose che io non vedo più in questo rapporto e che forse non ho mai visto, semplicemente perché sono andata oltre prima ancora di scontrarmi con la superficie. E questo non significa che la superficie non debba considerarla, significa che non l’ho vista e non la vedo perché per me, ormai, è troppo tardi.

Sono un pelino sotto, non troppo perché funziona per gradi e questo è solo l’inizio (spero). Abbastanza comunque da dispiacermi per quello che la gente crede di aver capito, abbastanza da rendermi conto che non si sbagliano a volte, abbastanza da arrabbiarmi quando si fermano a quello, perché quello è un’impressione, è apparenza. 

Non pretendo di conoscere la verità, di saperne più di altri, di avere ragione. Non si può avere ragione quando parli di un altro essere umano quando a malapena riusciamo a conoscere noi stessi. Ma forse questo è il caso in cui qualcosa in più su cui basarmi ce l’ho e insieme alla fiducia è tutto quello che mi serve perché, alla fine, l’unico vero parere che conta qui è il mio. Fosse anche errato, fosse anche la strada sbagliata. Rimane la strada che ho scelto e tutto quello che mi serve è che venga rispettata la mia decisione, perché non è una cosa che posso contrattare con qualcuno.

Pensa a quello che hai.

Un classico intramontabile di fronte all’insoddisfazione che attanaglia qualsiasi essere umano con un po’ di cervello e qualche obiettivo.

E in generale ci penso, mi sforzo di focalizzarmi su quello che ho e in linea di massima so che quello che ho adesso è molto più di quanto io abbia avuto prima.

Semplicemente non basta.

Non per una mera incapacità di accontentarsi, questo no. Anche perché io sono un amante delle cose semplici e per accontentare me basta veramente un niente. Un niente a cui non pensa mai nessuno.

Nessuno è la parola chiave.

Semplicemente perché dentro è il vuoto e la solitudine ha i suoi contro. 

Prima che qualcuno si offenda: non sto dicendo che non ho nessuno a cui tengo e viceversa. Ma ci sono rapporti e rapporti e io non sublimo in relazioni alternative per sopperire alla mancanza. Non più.

La verità è che mi manca la congiunzione astrale per cui qualcuno tiene a me nello stesso modo e misura in cui ci tengo io, quel modo in cui posso non fingere e fare quello che sento, quel modo in cui mi pare che tutto abbia un senso, quel modo in cui non sto male.

Eccolo il punto. Stare male. Perché l’ho presa bene, ero preparata, lo sapevo e l’ho accettato subito, ancora prima di avere una qualsivoglia risposta che comunque conoscevo. Ma questo non significa azzerare tutto. Significa solo che è diventato evidente quello che manca a me, che avevo prima e che ho lasciato andare perché era il modo sbagliato di ottenerlo.

E se tutto questo vi pare confuso, immaginate quanto lo è per me che con questo caos in testa ci vivo. 

"All the hardest, coldest people you meet were once as soft as water. And that’s the tragedy of living."
— Iain Thomas, I Wrote This For You 
"Le cose più importanti sono le più difficili da dire. Sono quelle di cui ci si vergogna, poiché le parole le immiseriscono – le parole rimpiccioliscono cose che finché erano nella vostra testa sembravano sconfinate, e le riducono a non più che a grandezza naturale quando vengono portate fuori. Ma è più che questo, vero? Le cose più importanti giacciono troppo vicine al punto dov’è sepolto il vostro cuore segreto, come segnali lasciati per ritrovare un tesoro chei vostri nemici sarebbero felicissimi di portare via. E potreste fare rivelazioni che vi costano per poi scoprire che la gente vi guarda strano, senza capire affatto quello che avete detto, senza capire perché vi sembrava tanto importante da piangere quasi mentre lo dicevate. Questa è la cosa peggiore, secondo me. Quando il segreto rimane chiuso dentro non per mancanza di uno che lo racconti ma per mancanza di un orecchio che sappia ascoltare."
— Stephen King